Lettura

Natale tra poesia, letteratura, storia e tradizione

babiworld 032Della nascita di Gesù parlano molti Autori nelle fonti classiche, nella Bibbia (Isaia, Michea, i Salmi) e nel Nuovo Testamento in Luca e Matteo. Anche alcuni scrittori pagani come Flavio Giuseppe, Plinio il Giovane, Tacito, Svetonio hanno scritto su Gesù. Oltre ai vangeli canonici l’evento ricorre negli apocrifi come il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello Pseudo-Matteo. I Padri della Chiesa, santi, beati, papi e monaci hanno scritto sulla natività, da S. Ireneo di Lione del II secolo d.C., a Efrem il Siro, a Romano il Melòde, a San Leone Magno  e S. Agostino , ai monaci cistercensi Guerrico d’Igny e Aelredo di Rievaulx dei secoli XI-XII. L’Inno alla Theotokos, universalmente conosciuto come kontakion Akatisthos è un inno liturgico, forse del secolo V, da cantare “in piedi” (a-kathistos che in greco significa “non-seduti”), che è stato e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti.

In poesia il tema del Natale è ricorrente dai tempi antichi ai giorni nostri. San Francesco di Assisi canta il Natale preparando il presepe, e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori compone l’inno Tu scendi dalle stelle.

Sulla natività scrivono nel secolo XIII Jacopo Varazze e Jacopone da Todi, Vittoria Colonna nel XV e Lope de Vega nel XVI, e nel secolo XVIII Heine, Manzoni e Belli. Sono molti i poeti che al 1880, dal 1881 e nel ‘900 cantano il Natale, da Gautier a Stevenson, da Pascoli a Di Giacomo, a Wilde e Gandhi. E ancora D’Annunzio, Yeats, Rostand, Madre Teresa e Rimbaud, Pirandello, Jimenez, Gozzano e Saba, Ungaretti e Pound, Pessoa, Pasternak, Christie, Brecht e Neruda, Quasimodo, Eduardo, Lorca e Giovanni Paolo II.

Fra le opere teatrali ricordiamo La nascita di Cristo una rappresentazione sacra poco conosciuta di Lope de Vega, e le parole che Shakespeare scrive nell’Amleto.

In letteratura, sono tantissimi gli scrittori che hanno cercato di far rivivere l’atmosfera natalizia, fra questi Charles Dickens, Giovanni Papini, Hegel, Mauriac, Ernest Renan, Louis Monloubou, Edouard Schuré.
Degli scrittori americani si ricorda il Natale delle piccole donne della Alcott, il giovane Holden di Salinger che non vuole i soldi dei regali di Natale e “l’amore che è il potere più duraturo che vi sia al mondo” di Martin Luther King.

Fra gli scrittori inglesi il Canto di Natale di Dickens è un classico con i Caini e gli Abeli, gli Abrami e i Baldassarri, fantasmi veri e lo Spirito del Natale. Se il racconto gotico di Dickens terrorizza e affascina il lettore, Hughes scrive di regali che fanno uno scherzo ai bambini.

Gli scrittori tedeschi trattano il Natale in modi diversi, dal serioso teatro natalizio di Goethe con teste mozzate, alle stelle che diventano monete d’oro nelle mani dell’orfanella dei fratelli Grimm, a quel dormiglione di Babbo Natale di Müller.

La svedese Lagerlöf porta una ventata di speranza con il piccolo Gesù che cerca di difendere gli uccellini da Giuda, cattivo già da piccolo, e con il libro di favole in francese che incanta la protagonista che non sa tradurre «Il y avait un roi». Andersen ci rattrista con la piccola fiammiferaia, e con la cattivissima bambina che calpestò il pane.

Gli scrittori francesi come Hugo, de Balzac, Maupassant, Leon Bloy hanno atteso il natale come la festa più bella di tutto l’anno. Il francese Hugo ci addolora con la miserabile Cosetta che sogna una bambola, e Mistral immagina i bambini che vanno incontro ai Re Magi, lungo il fiume Rodano, per portare da mangiare ai cammelli. Sartre invece si chiede se questo sarà il regno dei bambini sui genitori.

Suggestionati dall’atmosfera natalizia hanno scritto su Cristo i russi Tolstòj, Dostoevskij, Puskin, Gogol (La notte prima di Natale), Cechov, Turgenev. Il russo Tolstòj narra del ciabattino Martin che dà da mangiare agli affamati, da bere agli assetati e accoglie i forestieri, e riconosce tutti dalle scarpe. L’espediente sarà utilizzato da Alfred Hitchcock in un suo film, in cui la signora dell’ascensore riconosce le persone dalle scarpe. Dostoevskij ci raggela il sangue con la descrizione del “cantuccio” nel quale dorme l’orfanello che vede l’albero di Gesù, dopo aver vagato in cerca di cibo nella tentacolare Pietroburgo.

Tommaso da Celano immagina Francesco che prepara il presepe. Collodi, come Hugo, ricorda che la sua è una storia vera, vera, vera con il protagonista che prima stravede per un Pulcinella di legno e poi riveste un bambino cencioso.

La Marchesa Colombi descrive a tinte forti il Natale del popolo delle risaie, e Gandolin fa il verso ad una famiglia borghese che prepara il pranzo di Natale.

Fantasioso D‘Annunzio con il bambinello che rifiuta l’oro del Mago, e surreale il racconto di Pirandello con Gesù che cerca un’anima, in cui rivivere. Di buon auspicio i racconti della Deledda con doni e servi di Barbagia di nome Moisé.

Giuseppe Fanciulli parla di pace di Natale, doni e angeli smarriti. Don Primo Mazzolari si chiede “Per chi viene” Gesù, e il toscano Sanminiatelli a Natale sente voci di bimbi e versi di tacchini.

I racconti di un altro toscano, il sindaco di Firenze Piero Bargellini sono evocativi. In un raccontino un Re Mago vuole un cuore pieno di amore. Un’altra storia narra lo strazio di una mamma alla quale Erode ha ucciso il figlio, per uccidere Gesù. Il pastore sogna un Angelo, e l’oste che forniva buon vino e ottimo pane, sente una pietra sul cuore per aver scacciato una famiglia molto particolare, che trova ricovero in una stalla.
Eduardo scrive di un Natale che avrà effetti tragici, e Buzzati racconta di un prete che nega “un po’ di Dio” a un fedele perché Dio apparteneva tutto all’arcivescovo.

Silone narra di un Natale abruzzese, Castellaneta fantastica sul Meccano, Moravia ci parla del freddo di Betlemme e Rigoni Stern ricorda un Natale in trincea.

Guareschi racconta la favola della “Pasionaria che aveva solo quattro anni, ma c’erano in lei Lucrezia Borgia, la madre dei Gracchi, Mata Hari, George Sand, la Dubarry, il ratto delle Sabine o le Sorelle Karamazoff”!!!
Sciascia racconta del Natale poverissimo di un ragazzino siciliano che giocava a carte per guadagnare qualche soldo.

Italo Calvino immagina un magazziniere travestito da Babbo Natale perché “l’Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva”.

Di Monaco ci racconta il Natale del 5325 di una bambina che vuole invitare a pranzo gli extraterrestri, a Lucca.

Sofri e Stàino immaginano un Natale in carcere, nella stanza dei colloqui dove non ci sono angeli né bambini miracolosi, ma solo un bambino che diventa invisibile agli occhi degli adulti.

E finiamo in letizia con Achille Campanile e Gianni Rodari, due scrittori che ci hanno incantato, e continuano ancora a farlo, con le loro storie allegre, briose, piene di situazioni surreali ed esilaranti.

Che caos nel “Presepio dei sette anni” di Campanile, dove il protagonista crede che per sortilegio il presepe deve essere sempre uguale per sette anni di seguito. Così al settimo anno vediamo la cometa con la coda spelacchiata, le galline nell’ovile e le pecore nel pollaio, un eremita che spunta dal pozzo, un mendicante sul tetto, i Re Magi nel torrente e un cammello all’osteria, con tre zampe. O forse era un cammello con tre zampe all’osteria!

Gianni Rodari ci racconta di un allarme nel presepe perché c’è un pellerossa con l’ascia di guerra in mano, che viene collocato in fondo in fondo al gregge, dietro la coda dell’ultima pecora … perché sicuramente è un terrorista che vuole fare una strage!

Nella bambola a transistor, una bambina riceve in dono una bambola folle e cattivissima e per sfuggire alle sue grinfie decide di andare con i maschi a fare il salto mortale…

 Alla fine delle favole …candela

Buon Natale a bianchi e neri

rossi e gialli, volentieri!

Buon Natale a cattivi e buoni

agli schiavi e ai barboni.

Buon Natale a santi e matti

dinosauri, cani e gatti.

Buon Natale ai capitoni

fresie, alberi e torroni.

Buon Natale a belli e brutti

Buon Natale proprio a tutti.

Dalla “Lesca” … Buon Natale e Buon Anno assai speciale!

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