Storia e cultura locale

Testimonianza della Seconda guerra mondiale a San Benedetto del Tronto

In occasione della Festa della Liberazione vogliamo ricordare la figura di Alberto Perozzi, giornalista e scrittore sambenedettese scomparso nel 2005 all’età di 77 anni. Fu partigiano e militante politico della sinistra. In città era noto anche come imprenditore e operatore turistico.

Autore di un volume, I giorni della guerra, in cui racconta l’inizio della sua eccezionale avventura umana quando, giovanissimo, decide di battersi con fierezza contro l’occupazione tedesca, dal settembre 1943 al 18 giugno 1944, giorno dell’arrivo degli alleati e della liberazione della città.

(da http://www.rivieraoggi.it/2005/06/20/12613/alberto-perozzi-ricordiamo-un-uomo-coerente/).

La presentazione del volume è di Joyce Lussu,  scrittrice, traduttrice e partigiana italiana, medaglia d’argento al valor militare, di cui riportiamo un passo: È San Benedetto la protagonista di questo racconto attraverso gli occhi di un ragazzo certamente non baciato dalla fortuna, ma dalla saggezza antica delle scelte giuste di vita di un padre canapino (era un lavoro duro pettinare la canapa, perché dalle fibre disseccate schizzavano minuscoli aghi durissimi che si conficcavano nei polmoni e non permettevano una lunga vita), e di una madre fruttivendola che cercava le erbe selvatiche lungo i pendii della collina. È da loro che il giovanissimo partigiano ha imparato qual’era la scelta giusta in quel momento lontano e anche dopo.

Questo l’incipit del lungo racconto autobiografico: La prima volta che dovevo morire avevo quindici anni. Fu quando, il 10 settembre 1943, stavamo caricando armi e munizioni sulla sciabica ormeggiata sotto la banchina e la cassa di bombe a mano cadde con un tonfo sordo sul mucchio di materiale bellico accumulato sopra i paioli, alla rinfusa. I due uomini che l’avevano sollevata non ressero lo sforzo e lasciarono la presa, urlando un’imprecazione clamorosa ma inutile, perché se l’esplosione si fosse verificata non avremmo avuto il tempo di dire Madonna mia che saremmo volati al creatore.

La copertina riporta un articolo su L’Unità dopo la Liberazione, a firma di Perozzi che così titola: S. Benedetto ha scritto queste cifre nella Storia: 120 bombardamenti, 69 case distrutte, 42 morti, 10 assassinati dai nazisti.

Scrive Alberto: I partigiani della nostra zona hanno operato nel periodo dall’otto settembre 1943, data dell’armistizio, al 18 giugno 1944, giorno della Liberazione. Alcuni sono morti ed hanno lasciato un ricordo indelebile perché li abbiamo conosciuti, perché erano giovani con le nostre stesse speranze. Altri sono scomparsi negli anni successivi, quando dividevano con me solamente la delusione ed il rimpianto. Per la mancata acquisizione del mondo sognato e per la giovinezza vissuta in modo tanto esaltante ma troppo brevemente.  

Le parole conclusive sembrano rivolgersi a noi che di quegli anni conserviamo solo vaghi ricordi, tramandati per lo più dai nonni che quella terribile esperienza l’hanno vissuta sulla propria pelle. Sono parole di incoraggiamento e non potevano che essere tali da parte di un uomo che ha affrontato con coraggio e determinazione il periodo più difficile della nostra storia: Cammino qualche volta, solitario, in riva al mare. I gabbiani, il sole, il vento, le nuvole e la voce della risacca ripropongono continuamente il filo del discorso che non si deve interrompere. Andiamo avanti, amici miei, di buona lena: noi abbiamo molta strada da percorrere. 

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