Storia e cultura locale

Una Biblioteca in evoluzione… 46 anni fa

Il prof. Gabriele Cavezzi, storico locale, presidente dell’Istituto di Ricerca delle Fonti per la Storia della Civiltà Marinara Picena di S. Benedetto del Tronto e direttore della rivista Cimbas, nostro assiduo e affezionato utente, durante le sue frequenti e attente ricerche si è imbattuto in un interessante articolo sulla Biblioteca di San Benedetto pubblicato nel n. 43 del 28 ottobre 1966 de La vedetta: settimanale di Montalto Ripatransone, di cui riportiamo qualche stralcio (il testo completo è consultabile presso la nostra emeroteca).

Potenziata la Biblioteca Comunale. Urge incoraggiare le iniziative dei giovani.

Nel corso di questi ultimi tempi la Biblioteca comunale ha subito un sensibile incremento per una serie di provvedimenti ad opera della Amministrazione comunale e di quella provinciale. È stato così possibile l’acquisto di una scaffalatura atta alla sistemazione di nuove opere di recente acquisto per cifre abbastanza consistenti, che è auspicabile possa avere un seguito, in un futuro piuttosto vicino al fine di consentire una sempre maggiore espansione culturale nella nostra popolazione. […]

Oggi in Italia su oltre ottomila Comuni solo 550 hanno una biblioteca più o meno attrezzata ivi compresa quella di S. Benedetto […].

Si comincia già ad avvertire il problema relativo a una sede più consona e adeguata rispetto a quella esistente, sita al piano terra del vecchio municipio di Piazza C. Battisti. Infatti così continua l’autore dell’articolo:

Dobbiamo però dire anche che occorre cominciare a preoccuparsi di una sede più rispondente alle accresciute esigenze di un numero di frequentatori sempre in aumento. Non si può infatti pensare che l’istituzione potrà continuare la sua esistenza in un ambiente così poco adatto come l’attuale, che, oltre ad essere troppo vicino ai rumori del traffico della strada nazionale Adriatica, è igienicamente poco rispondente.

Illuminate e all’avanguardia le parole pronunciate dall’allora bibliotecario Guido Cinciripini a tal riguardo:

La futura sede dovrà avere per lo meno tre sale di lettura, più accoglienti, riscaldate e ben areate; una sala per riunioni e dibattiti., essendo passate di moda le conferenze monologate; una sala con mezzi audiovisivi, tra cui un proiettore per documentari di vario genere; una sala per audizione, con corsi di lingue estere, brani teatrali e di poesia. Realizzata questa struttura di base, sarà possibile promuovere incontri e dibattiti tra le varie categorie sociali, non esclusa quella dei professionisti, che oggi sembra troppo isolata.

Dovrebbero essere incoraggiate le iniziative dei giovani, che potrebbero trovare proprio nella biblioteca comunale l’ambiente più idoneo e accogliente per la loro attività culturale.

Bisognerà aspettare il 1983 per la nuova sede di Via Piemonte e solo nel settembre del 2001 la biblioteca troverà la sua definitiva sistemazione attuale.

È interessante sottolineare come già a metà degli anni Sessanta il bibliotecario individui quelli che ancora oggi sono gli aspetti nevralgici di una biblioteca che si rispetti: idoneità degli spazi, disposizione all’acoglienza, integrazione di tutte le categorie sociali, attenzione verso ogni tipo di utenza e individuazione nei giovani del motore propulsivo di uno sviluppo culturale che crei cittadini consapevoli e responsabili.

 

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