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Le opere di Lampo Amadio in biblioteca

Prendiamo spunto dall’approfondimento curato da Silvia Del Gran Mastro sul quotidiano online Il Segnale.it per offrire una panoramica delle opere del poliedrico Lampo Amadio presenti in Biblioteca, anche a beneficio di chi avesse interesse ad approfondire la conoscenza di questo enigmatico personaggio mediante la lettura dei suoi scritti. Si tratta di opere per la maggior parte dattiloscritte e autografe, firmate con lo pseudonimo Alam Bert.

La bibliografia comprende poesie in più lingue, una commedia in 3 atti, il racconto autobiografico relativo al suo periodo di prigionia in India e un Libro-Strenna Natale del S. Benedettese dell’anno 1961.

Scorrendo la raccolta poetica intitolata Storia di una sposa etera, che dà il titolo anche al primo componimento, la cui protagonista navigò in tutt’i mari, / vide tanta gente, / vuotò calici dolci ed amari, / amò pur per niente, ci si imbatte in poesie in cui l’autore riflette sulla condizione umana, quali Stanca la morte…, Un posto per l’oblio, L’anima, ma anche altre dal tono più leggero: L’uomo dal caffetano (Un atleta, autentico campione, / per mill’e più vittorie applaudito, / una sola volta perdé l’agone, / vinse la Morte, e fu seppellito.); Il vino e la ragione che inizia così: Ho un amico serpente / che mi vuole demente, / e un dì, all’osteria / m’invitò alla follia. Seguono versi in inglese, The unhappy mermaid, in francese Nocturne a Annecy, l’autografa Vorrei far versi…vergata in una calligrafia chiara e graffiante.

Nella raccolta miscellanea è presente inoltre il poema La bella Irene, lo sposalizio del 1975, in cui la protagonista viene così descritta: Era talmente bella che la gente / dovunque l’incontrava / la guradava bene attentamente, / e poi la ricordava.

È dell’anno successivo invece la storia di una madre di famiglia scritta interamente in dialetto sambenedettese: Na case: storie de na matre de famije, il cui incipit fotografa, in poche parole, la tipica dimora sambenedettese incastonata nelle vecchie rue di paese: Na case come chèlle de na vote, / tre ppiane, tre fenèstre, e nu bbalcò, / che, a vedella, parì sembre sbote, / e ‘nce stave ‘ffacciate mai nisciò. (Una casa come quelle di una volta, / tre piani, tre finestre e un balcone, / che a vederla sembrava sempre vuota, / e su cui non era affacciato mai nessuno.)

Sempre autografe sono la raccolta di riflessioni Che vale…? ed altre cose (estate 1974), e Indugio dell’estate (Estate 1975).

In Darahmsala: piccole avventure di un prigioniero in India, del 1961, Lampo racconta il periodo della sua permanenza in India, ne descrive i paesaggi, la flora, la fauna e le persone con cui viene in contatto. Il libro è dedicato a Sugéh, grazioso fiore sfortunato dell’India, ricordo dolce e commovente della mia prigionia in quella terra. Così si conclude il volume di memorie: […] finché un giorno l’India mi chiamò. E vidi allora e notai tante cose che avevano una loro bellezza semplice oppure strana e commovente. Ed è questo che ho cercato di far vedere e capire a chi abbia voluto seguirmi.

Darahmsala arricchisce come appendice la pubblicazione L’India a Sambenedetto, Libro-Strenna la cui presentazione recita: Merita questo libro il nome di “Strenna del Natale Sambenedettese 1961”? La risposta ai lettori. Noi per conto nostro siamo convinti che le persone e le ditte che figurano in queste pagine non saranno scontente di trovarsi in compagnia dei personaggi di “Darahmsala”.

Segue una carrellata di ditte dell’epoca citate con simpatici e aneddotici commenti e rimandi più o meno diretti alle atmosfere esotiche dell’India descritta da Lampo Amadio: Una voglia di sardine in scatola per pubblicizzare Bruni Salomone Di Felice, alimentari all’ingrosso, Uno che non compra copertoni (Ditta Renato Rosini, ricostruzione gomme), Una gioielleria con sofà (Mascarini Filippo, orafo), Imballate le uova (Di Cretico Vincenzo, imballaggi – cartoni ondulati), L’assedio delle retare (Rosetti Giuseppe & figli, retificio – corderia meccanica), Questi uomini fanno un’epoca (naturalmente si parla della squadra di calcio di S. Benedetto, allora militante nel campionato di calcio di Serie B).

Nella commedia in 3 atti Tre ladri a domicilio alcuni banditi tengono in ostaggio la famiglia di un ricco commerciante, in tutto sette persone, per ben 12 ore, rompendo i sottili equilibri esistenti tra loro. Riusciti a fuggire con un assegno milionario e senza aver fatto del male a nessuno, non saranno neanche denunciati dal padrone di casa, il quale anzi con il Commissario arrivato a liberare gli ostaggi, sosterrà che si era trattato solo di uno stupido scherzo, di uno strano gioco di società architettato insieme ad amici. In realtà a tu per tu con il tutore della legge il commerciante si lascia andare alla seguente confessione: Durante il tempo in cui i tre banditi mi hanno tenuto legato alla poltrona sono accadute tante cose. Dapprima ho scoperto che mia moglie ha un amante. […] Poi c’è stata l’altra sorpresa: la fidanzata di mio figlio, che dopo aver deciso di abbandonarlo, mi ha proposto di fare insieme a lei un viaggio di piacere a Parigi… quasi a voler riconoscere il carattere provvidenziale di una simile esperienza.

Al di là dei meriti artistici di queste e di altre opere di Lampo Amadio resta il loro sapore autentico, la capacità che hanno di restituire al lettore di oggi la quotidianità della San Benedetto degli anni ’60-’70, il loro linguaggio schietto, spesso ironico a volte amaro.

Ben vengano quindi le iniziative volte a valorizzare figure importanti del nostro territorio troppo spesso dimenticate, voci che hanno ancora molto da dire ad ascoltatori ben disposti, personalità incomprese composte in realtà da mille sfaccettature inedite e in attesa di essere riportate alla luce.

Speriamo di essere riusciti a suscitare in voi un po’ di curiosità e interesse verso uno dei tanti personaggi protagonisti della vasta (e poco conosciuta) produzione letteraria, e non solo, di cui è ricca la nostra città.   

 

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