Lettura

Proposte di lettura / 3

“L’anno 1952 ha dato vita a un nuovo classico. Più breve di un romanzo normale, più lungo di quel che fu definito “racconto lungo”, Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway non può essere classificato fra i comuni generi letterari. Difficile è spiegare perché la lettura di questo libro rappresenti un’esperienza profonda. Sviluppato nella sua perfetta misura può essere letto in una sera. Alla fine avrete conosciuto un personaggio che ha la statura degli eroi mitici, un vecchio che incarna la profonda nobiltà del lottare umano; e un altro starordinario eroe, un pesce gigante che è l’incarnazione di ciò che è nobile nella natura animata. E ancora un’altra presenza vi avrà accompagnati: il mondo della Corrente del Golfo. Avrete vissuto una grande tragedia, ma una tragedia che sfocia in una catarsi di bellezza.”

Così recita l’occhiello della mitica edizione Medusa per i tipi Mondadori dell’opera del grande scrittore americano, tradotta da Fernanda Pivano.

“Il vecchio era magro e scarno e aveva rughe profonde alla nuca. Sulle guance aveva le chiazze del cancro della pelle, provocato dai riflessi del sole sul mare tropicale. Le chiazze scendevano lungo i due lati del viso e le mani avevano cicatrici profonde che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci pesanti. Ma nessuna di queste cicatrici era fresca. Erano tutte antiche come erosioni di un deserto senza pesci.”

Appartiene al mito anche l’ultimo romanzo di Cesare Pavese, La luna e i falò, scritto nel 1950, lirica passeggiata nella zona piemontese delle Langhe. La storia è minimalista ma conferisce al paese descritto sullo sfondo i colori simbolici di un paradiso in terra da cui emerge una sconfinata fiducia nelle tradizioni contadine.

Già dal titolo è evidente il riferimento mitico al ciclo delle stagioni che affianca tutte le vicende del destino dell’uomo. La luna, che ha qui funzione di simbolo, serve a scandire il ritmo dell’opera e ad instaurare il rapporto tra la terra e il cielo.

“Così questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi , non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto. […] Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...