Le biblioteche che vorremmo: Seminario sugli Idea Store con Sergio Dogliani

Sabato 26 maggio presso l’Auditorium “G. Tebaldini” di San Benedetto del Tronto, dalle 9.30 alle 13 si terrà il quarto e ultimo appuntamento del ciclo di incontri BIBLIOTECHE APERTE, promosso dalla Sezione Marche dell’Associzione Italiana Biblioteche (AIB).

Si tratta di un seminario, ad ingresso libero, tenuto dal torinese Sergio Dogliani, la mente creativa che si cela dietro al successo degli Idea Store londinesi.

Sergio Dogliani by Daniela Zedda

Chi è Sergio Dogliani? Nasce a Rivoli (Torino) nel 1959. Dopo un primo soggiorno di un anno nel 1980, si è trasferito definitivamente a Londra nel 1984, dove ha cominciato una carriera di insegnante di italiano. Dopo aver insegnato anche cucina e informatica, nel 1991 è diventato direttore delle facoltà di lingue, informatica e materie umanistiche. Nel 2002 Sergio è diventato il primo Idea Store Manager, aprendo Idea Store Bow. In seguito, ha ottenuto l’incarico di Principal Idea Store Manager, trasformatosi nel 2010 nell’attuale Deputy Head of Idea Store. In questo ruolo Sergio è responsabile della gestione di quattro Idea Stores, quattro biblioteche e due centri di formazione continua, gestione del personale, marketing, infrastrutture, formazione professionale e progetti strategici. Attualmente Sergio è coinvolto nella progettazione del quinto Idea Store, nel quartiere di Watney Market (Inverno 2012). Sergio Dogliani fa parte del gruppo storico che ha dato vita al progetto Idea Store, un concetto innovativo gestito dal comune di Tower Hamlets (Londra) che combina servizi bibliotecari, corsi di formazione e centri informazione attraverso una rete di strutture che comprende anche caffè, gallerie d’arte e spazi ad uso della comunità. L’esperienza Idea Store ha portato Sergio a lavorare con architetti, amministratori e figure politiche nazionali. Oltre ad aver contribuito a libri sull’esperienza Idea Store in Francia e Spagna, Sergio ha pubblicato articoli su giornali e riviste in Italia, in Spagna, in Francia e in Gran Bretagna. Ha partecipato inoltre a programmi televisivi e radiofonici in Gran Bretagna (BBC) e in Italia (Rai 3, Radio 2, Radio 3, Radio Capital e Radio Popolare). Sergio partecipa regolarmente a conferenze e seminari nel circuito internazionale (Scandinavia, Olanda, Italia, Spagna, Francia, Svizzera e la Repubblica Ceca). Nel 2008 ha condotto un seminario alla Public Library Association Conference a Minneapolis, USA. Tra le attività non professionali, c’è da segnalare il ruolo di Sergio come organizzatore e presentatore al festival Collisioni (Barolo, Piemonte), che quest’anno avrà tra i suoi ospiti, tra gli altri, Bob Dylan, Patti Smith, Carlo Verdone e Niccolò Ammaniti. Sergio da 18 anni abita a Hackney, un quartiere di Londra, è sposato con Emma Dogliani, soprano, e insieme hanno tre figli: Zaki (18), Isabella (13) a Rocco (9) – tutti iscritti ad Idea Store. 

(da http://faberblog.ilsole24ore.com/author/sergio-dogliani/).

Spazio a metà tra biblioteca pubblica e centro commerciale, gli Idea Store sono strutture di centri polivalenti che offrono servizi bibliotecari, corsi di formazione per il tempo libero rivolti ad adulti e famiglie, centri di informazione e punti ristoro. Sorti tra la City e il Tamigi sono frequentati anche da 2.000 persone al giorno, con visite giornaliere che arrivano a sfiorare i 2 milioni l’anno, a testimonianza del loro valore sociale: è qui che ci si da appuntamento per leggere ma anche per stare insieme e condividere passioni: arte, teatro, musica, design, per conversare, scoprire, conoscere e confrontarsi.

Per saperne di più potete consultare il loro sito inglese: http://www.ideastore.co.uk/

Riportiamo alcuni passi che lo stesso Dogliani, ospite della rubrica Faber blog, la cultura raccontata da chi la fa (http://faberblog.ilsole24ore.com/) de Il sole 24 ore online, ha pubblicato la settimana scorsa, dal 14 al 20 maggio:

Idea Store nasce da una convinzione: che ai cittadini del XXI secolo, più che mai, interessano la lettura, l’imparare cose nuove e lo stare insieme. Nasce anche dal rifiuto di accettare un futuro dove gli unici luoghi di ritrovo siano di matrice commerciale. Il principio alla base del progetto Idea Store è l’accostamento di due funzioni differenti ma complementari – la lettura e l’educazione – e la sinergia generata da questa relazione. 

Immaginatevi dunque la giornata tipica di un utente Idea Store (prendiamo ad esempio un genitore): arrivo in tarda mattinata con la figlia di 3 anni per “storytime”, l’appuntamento quotidiano con i raccontastorie, una chiaccherata con altri genitori mentre i piccoli esplorano la sezione ragazzi, per poi prendere in prestito un paio di libri cartonati da leggere insieme a casa, prima di passare in caffetteria a bere qualcosa, o forse per un pranzo veloce (vediamo un po’ che cosa offre il meno di oggi: tagine di pollo alla marocchina, un’inglesissima sheperd’s pie o lasagna vegetariana? Tutto per meno di 5 euro? Difficile resistere). Dopo possiamo dare uno sguardo alle ultime novità editoriali: ma guarda un po’, hanno già tradotto Il Cimitero di Praga, prova che Eco continua ad avere un grosso pubblico anche all’estero – lo prendo per mia moglie, mentre io mi porto a casa l’ultimo Ian McEwan. E prima di uscire noto la nuova guida ai corsi per adulti: si può scegliere tra 800, dalla scuola di cucito alla cucina orientale, e poi yoga, francese, zumba, photoshop… Manca solo il tempo per farli tutti.

Un modello che sarebbe auspicabile replicare anche in Italia, dove sono in corso dibattiti, tra addetti ai lavori e non, sul futuro delle biblioteche e sulla necessità di adottare cambiamenti che siano in grado di venire incontro alle crescenti e variegate esigenze dell’utenza.

Vi aspettiamo dunque domani per un incontro sicuramente  ricco di spunti e riflessioni per tutti.

Inserito in Eventi | Etichette , , , | Lascia un commento

8 maggio 1912: 100 anni fa nasceva Joyce Lussu

Joyce Salvadori Paleotti, più conosciuta con il nome da sposata Joyce Lussu, è nata a Firenze l’8 maggio 1912. Di famiglia attivamente antifascista, conosce fin dall’adolescenza l’esilio, la lotta politica clandestina, l’illegalità e l’insicurezza economica. Milita nei gruppi di Giustizia e Libertà, dove conosce Emilio Lussu, e partecipa alla guerra partigiana in Francia e in Italia; capitano del Corpo Volontari della Liberazione e medaglia d’argento al valor militare; ha studiato filosofia a Heidelberg, è licenciée ès lettres alla Sorbona, e ha un diploma di filologia e letteratura portoghese dell’università di Lisbona. Militante nella sinistra socialista, è in rapporto costante con i movimenti di liberazione dell’Africa e del Medio Oriente. Ha collaborato con saggi politici e letterari alle principali riviste italiane. Ha tradotto poeti soprattutto del terzo mondo: Nazim Hikmet, Agostino Neto, José Craveirinha, Alexandre O’Neill, Ho Ci Minh, poeti afroamericani; oltre a questi volumi ha pubblicato in riviste traduzioni di poeti curdi, danesi, albanesi, africani.

Nota bio-bibliografica tratta da Fronti e frontiere, presentazione e commento di Nicola Tanda, Mursia, 1967, un testo del 1944 rimasto esemplare per la modernità con la quale narra le pericolose avventure della protagonista e per lo stile che Gaetano Salvemini giudicò un capolavoro di semplicità di chiarezza e di immediata efficacia.

Nonostante la tensione progressista che si accentua nelle opere legate al movimento femminista, resta nell’opera della Lussu, un legame profondo, un rispetto dinamico per le tradizioni, le autonomie culturali, le storie locali, raro per quegli anni, e che la portano ad occuparsi, con la Storia del Fermano, suo luogo d’origine, di un nuovo modo di fare storia locale per introdurla nell’insegnamento scolastico. Così scrive nella premessa al volume a cura de Il lavoro editoriale del 1982, pubblicato dieci anni dopo la prima edizione Marsilio: la metodologia seguita per compilare questa storia era allora una novità. Partire dalla storia locale, dalla storicizzazione del proprio ambiente, non per limitarsi a una cronaca magari agiografica, ma per collegarsi criticamente alla storia generale, non era un metodo diffuso né nelle scuole né nelle accademie; soprattutto se in questa storia s’immetteva anche il quotidiano con i suoi elementi economici, sociologici, antropologici, ecologici, culturali, non in forma conclusiva ma come base di ricerca e di dibattito, aperto a tutti gli apporti successivi. Questo libro veniva perciò accolto come una provocazionee una contestazione al modo comunemente accettato di fare storia. 

Anche se non amava definirsi una poetessa l’esistenza di Joyce Lussu è attraversata dalla poesia e Inventario delle cose certe è il volume che raccoglie l’insieme della sua produzione poetica e il cui titolo, come scrive nella sua Introduzione Gilda Traini, ci immette subito in una precisa dimensione di “poesia”: come a dire che sul certo non possiamo non capirci; non ci sono casi speciali, la maniera di vivere è quella di non prendersi troppo sul serio.

Fino alla primavera del 1998 ha occupato una parte notevole del suo tempo in scuole di ogni ordine e grado, animando incontri che incrociavano percorsi di storia, poesia, autobiografia, progettualità sociale a dimostrazione della profonda fiducia da lei riposta nelle nuove generazioni.

Concludiamo questo nostro ricordo di una delle antesignane del femminismo italiano, una donna ribelle che amava stupire per le sue posizioni sempre rigorosamente “contro”, con una sua poesia tratta da Inventario delle cose certe, precisamente dal capitolo intitolato Il mio futuro vivente:

“Mamma non uscire”/Che mi succede?/Dove sono?/Sono sulla soglia di casa/ piazza Adriana numero dieci, Roma./C’è un bambino di tre anni/che si aggrappa alla mia gonna/e piange disperatamente/singhiozzando e ripetendo/”mamma non uscire/resta con me”/ma io tutta infervorata/dalle grandi prospettive/che coinvolgono tanta gente/ho la testa piena di grandi parole come:/dovere, lavoro, ideali,/giustizia e libertà./Tutte cose stupende/ma forse c’era anche qualcos’altro/meno stupendo, in verità/forse anche un po’ di vanità,/o il gusto di sentirsi lodare/sei brava, sei coraggiosa, sei intelligente./”Mamma non uscire/resta con me”/Che cosa mi ha indotto quel giorno/a strapparmi da quel lamento/da quel bambino/che era il mio vero amore/perfetto e totale/molto più profondo/dell’affezione generale/per l’umanità e per il mondo./Lui aveva soltanto me/gli altri avevano tante persone/come me e migliori di me/che sentivano con passione/il dovere, il lavoro,/il rischio che bisogna pur affrontare/per non diventare/complici del carnefice./Ma questi grandi amori per tutti/non debbono togliere nulla/ai nostri amori per uno.[...] E ora darei tutte le lodi e i libri/tutte le opere e tutte le parole/della mia vita/per ritrovarmi in quel giorno/su quella soglia/e ricominciare daccapo./Ma il tempo è una strada/che non si può ripercorrere/e i paracarri che segnano le tappe/sono di pietra molto dura./ E adesso figlio mio/adesso che mi avvio/verso la grande uscita/dal portone della vita/forse sulla soglia piangerò/perché ti debbo lasciare/e può darsi che tu/sentirai scivolare/dall’angolo dell’occhio/lungo il naso/qualcosa di bagnato/da asciugare con un fazzolettino di carta/pensando che mai più/mai più, scherzando coi ricordi, potrai dire/”Mamma non uscire”.

 

 

Sito del Centro Studi Joyce Lussu

Inserito in Narrativa italiana | Etichette | Lascia un commento

Libri e amicizia

amicìzia s. f. [dal lat. amicitia, der. di amicus «amico»]. – 1. a. Vivo e scambievole affetto fra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima: a. profonda, pura, disinteressata (o, al contrario, interessata, superficiale o apparente, e dichiarata o mantenuta soltanto per l’utilità materiale o il vantaggio che se ne può trarre); a. falsa, incostante, ecc.; vincoli, legami di a.; fare, stringere a., legarsi d’a. con qualcuno, meno com. stringersi in a. con qualcuno; coltivare l’a. o un’a.; rompere, guastare l’amicizia.

Amicizia, Pablo Picasso

L’amicizia è un tema che pervade molte opere, sia filosofiche che letterarie: dal Liside di Paltone in cui il filosofo ne illustra il concetto, all’Etica Nicomachea di Aristotele dove, nel terzultimo e penultimo capitolo, il pensatore greco la delinea considerandola una cosa non soltanto necessaria, ma anche bella, infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se fosse provvisto in abbondanza di tutti gli altri beni, l’amicizia è una virtù o s’accompagna alla virtù. Anche Cicerone la elogia nel suo dilogo filosofico Laelius de amicitia del 44 a-C.

In letteratura segnaliamo, tra gli altri, Hermann Hesse il quale, nel romanzo Narciso e Boccadoro narra la storia di un giovane aspirante monaco, il primo, e del suo allievo, un artista psicologicamente incerto e destinato ad un’esistenza vagabonda. I due finiscono col rappresentare antiteticamente la filosofia dell’autore: spirito e natura contrapposti che, se non compenetrati, non potranno mai aspirare alla piena realizzazione.

Fred Uhlman raccoglie i suoi ricordi personali ne L’amico ritrovato, il cui incipit dà già l’idea del profondo legame che unirà per tutta la vita il giovane ebreo tedesco e il suo compagno di scuola Konradin: Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.
Ricordo il giorno e l’ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione.

Andrea De Carlo racconta invece in Due di due l’amicizia di Mario e Guido, sessanttottini sui banchi della prima liceo che finiscono con l’intraprendere vite diverse una volta terminata la scuola. Così Mario descrive il suo incontro con l’amico: La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite, da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva. Il ricordo che ho del nostro primo incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora.

Il cacciatore di aquiloni dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini racconta la storia dell’amicizia tra due bambini di diverse etnie, Pashtun e Hazara, uniti e divisi dagli inesplicabili casi della vita che attorcigliano i loro fili come quelli degli aquiloni. Il protagonista, Amir, riassume fin dall’inizio la trama del racconto, condensata nei suoi pensieri di adulto: Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. Nell’estate del 2001 mi telefonò dal Pakistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore attaccato all’orecchio, sapevo che in linea non c’era solo Rahim Khan. C’era anche il mio passato di peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull’acqua, dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall’alto San Francisco, la mia città ‘adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te farei qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.

Elena Ferrante racconta invece un’amicizia tutta la femminile nel suo L’amica geniale: Elena Greco – detta Lenuccia – e Raffaella – per tutti Lina , ma che per l’amica sarà sempre Lila, si tengono strette l’un l’altra lungo tutto il corso di una vita.
E le due vite partono parallele, in un rione popolare della Napoli degli anni cinquanta, per poi proseguire lungo traiettorie distinte, inscritte nelle contingenze e nelle scelte dettate da due caratteri diversi.

Concludiamo questa breve rassegna sul tema dell’amicizia con una citazione da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, la storia dell’incontro di due anime simili che, con la frequentazione quotidiana, riescono a comprendere molte cose di sé stesse:  Fatevi una sola amica, ma sceglietela con cura.

Inserito in Lettura | Etichette , | Lascia un commento

Testimonianza della Seconda guerra mondiale a San Benedetto del Tronto

In occasione della Festa della Liberazione vogliamo ricordare la figura di Alberto Perozzi, giornalista e scrittore sambenedettese scomparso nel 2005 all’età di 77 anni. Fu partigiano e militante politico della sinistra. In città era noto anche come imprenditore e operatore turistico.

Autore di un volume, I giorni della guerra, in cui racconta l’inizio della sua eccezionale avventura umana quando, giovanissimo, decide di battersi con fierezza contro l’occupazione tedesca, dal settembre 1943 al 18 giugno 1944, giorno dell’arrivo degli alleati e della liberazione della città.

(da http://www.rivieraoggi.it/2005/06/20/12613/alberto-perozzi-ricordiamo-un-uomo-coerente/).

La presentazione del volume è di Joyce Lussu,  scrittrice, traduttrice e partigiana italiana, medaglia d’argento al valor militare, di cui riportiamo un passo: È San Benedetto la protagonista di questo racconto attraverso gli occhi di un ragazzo certamente non baciato dalla fortuna, ma dalla saggezza antica delle scelte giuste di vita di un padre canapino (era un lavoro duro pettinare la canapa, perché dalle fibre disseccate schizzavano minuscoli aghi durissimi che si conficcavano nei polmoni e non permettevano una lunga vita), e di una madre fruttivendola che cercava le erbe selvatiche lungo i pendii della collina. È da loro che il giovanissimo partigiano ha imparato qual’era la scelta giusta in quel momento lontano e anche dopo.

Questo l’incipit del lungo racconto autobiografico: La prima volta che dovevo morire avevo quindici anni. Fu quando, il 10 settembre 1943, stavamo caricando armi e munizioni sulla sciabica ormeggiata sotto la banchina e la cassa di bombe a mano cadde con un tonfo sordo sul mucchio di materiale bellico accumulato sopra i paioli, alla rinfusa. I due uomini che l’avevano sollevata non ressero lo sforzo e lasciarono la presa, urlando un’imprecazione clamorosa ma inutile, perché se l’esplosione si fosse verificata non avremmo avuto il tempo di dire Madonna mia che saremmo volati al creatore.

La copertina riporta un articolo su L’Unità dopo la Liberazione, a firma di Perozzi che così titola: S. Benedetto ha scritto queste cifre nella Storia: 120 bombardamenti, 69 case distrutte, 42 morti, 10 assassinati dai nazisti.

Scrive Alberto: I partigiani della nostra zona hanno operato nel periodo dall’otto settembre 1943, data dell’armistizio, al 18 giugno 1944, giorno della Liberazione. Alcuni sono morti ed hanno lasciato un ricordo indelebile perché li abbiamo conosciuti, perché erano giovani con le nostre stesse speranze. Altri sono scomparsi negli anni successivi, quando dividevano con me solamente la delusione ed il rimpianto. Per la mancata acquisizione del mondo sognato e per la giovinezza vissuta in modo tanto esaltante ma troppo brevemente.  

Le parole conclusive sembrano rivolgersi a noi che di quegli anni conserviamo solo vaghi ricordi, tramandati per lo più dai nonni che quella terribile esperienza l’hanno vissuta sulla propria pelle. Sono parole di incoraggiamento e non potevano che essere tali da parte di un uomo che ha affrontato con coraggio e determinazione il periodo più difficile della nostra storia: Cammino qualche volta, solitario, in riva al mare. I gabbiani, il sole, il vento, le nuvole e la voce della risacca ripropongono continuamente il filo del discorso che non si deve interrompere. Andiamo avanti, amici miei, di buona lena: noi abbiamo molta strada da percorrere. 

Inserito in Storia e cultura locale | Etichette , | Lascia un commento

Incontro con Antonella Agnoli: Caro sindaco, parliamo di biblioteche

In occasione della XIV Settimana della Cultura sabato 21 aprile alle ore 10 presso l’Auditorium comunale “G. Tebaldini” di San Benedetto del Tronto, Antonella Agnoli presenterà il libro Caro sindaco, parliamo di biblioteche  in un confronto aperto con il primo cittadino di San Benedetto del Tronto e altri sindaci e amministratori del comprensorio.

Abbiamo più che mai bisogno di punti di riferimento e la biblioteca ci àncora al passato nello stesso momento in cui ci promette il futuro: è una garanzia di continuità di cui abbiamo un tremendo bisogno. La biblioteca, indipendentemente dai contenuti, ci rassicura perché con le sue procedure dimostra che la realtà confusa, mutevole, angosciante del mondo esterno può essere messa sotto controllo. [...]
Il problema non è se i cittadini ci vadano o no: è che devono avere la possibilità di andarci. Non c’è teoria moderna della democrazia che ammetta un cittadino disinformato e ignorante. Una biblioteca arricchisce il tessuto democratico rendendo possibile a ognuno di informarsi, e di formarsi, in un confronto con gli altri.

Chi è Antonella Agnoli?
Ha progettato e avviato la biblioteca San Giovanni di Pesaro, di cui è stata direttore scientifico fino a marzo 2008. Da allora, ha collaborato al restyling degli Idea Store di Londra e a numerosi progetti bibliotecari in Italia. È consulente di vari architetti e di molte amministrazioni locali per la progettazione degli spazi e dei servizi bibliotecari e per la formazione del personale. È coordinatrice dell’Associazione Forum del Libro e collabora con Artelibro a Bologna.
Sono decine e decine i comuni italiani dove Antonella Agnoli ha lavorato: la sua attività di esperta di biblioteche e collaboratrice di amministrazioni locali l’ha portata da Bolzano a Palermo.
A questa attività sul campo, Antonella Agnoli ha affiancato un’intensa attività saggistica e pubblicistica e ha pubblicato oltre a vari saggi in volumi e riviste scientifiche, La biblioteca per ragazzi (Milano, 1999) e Le Piazze del Sapere. Biblioteche e Libertà (Bari, 2008) risultato di trent’anni di lavoro e di riflessione sugli spazi pubblici, arricchiti da viaggi in tutto il mondo alla ricerca di soluzioni innovative.

Al dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, prenderanno parte anche alcune classi delle Scuole cittadine secondarie di secondo grado.

Inserito in Eventi | Etichette , | Lascia un commento

XIV Settimana della Cultura : 14/22 aprile 2012 – San Benedetto del Tronto

E’ Vviva la cultura!

Mostre, concerti, spettacoli, proiezioni, incontri letterari, laboratori e… tanto altro ancora

Ogni anno il MIBAC (Ministero per i Beni Culturali) apre gratuitamente, per dieci giorni nel mese di aprile, tutti i luoghi statali dell’arte: monumenti, musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche e teatri su tutto il territorio nazionale. Anche San Benedetto, quest’anno alla sua terza esperienza, aderisce al progetto, proponendo mostre, concerti, spettacoli, incontri letterari, laboratori e… tanto altro ancora, per rendere più speciale l’esperienza di tutti i visitatori. Un’occasione imperdibile per avvicinarsi alla più grande ricchezza del Paese: il patrimonio artistico e culturale.

Domenica 15 aprile alle 16.30: In Biblioteca con mamma e papà, letture animate e laboratori creativi per bambini e genitori

Il sogno della nuvola Olga di Nicoletta Costa

Una vice mamma per la principessa Martina, testo di Beatrice Masini, illustrazioni di Donata Montanari

Età consigliata: dai 4 agli 8 anni.

Lunedì 16 e martedì 17 aprile alle 17.30 la Biblioteca ospiterà due laboratori di lettura sui poeti Danilo Dolci e Amelia Rosselli, legati da profonda stima reciproca, diversi nello stile e negli interessi, ma non lontani nella visione del mondo, perché entrambi “voci fuori dal coro”, liberi da interessi di parte e di mestiere, poeti “puri”, poeti non compresi, a volte fraintesi.

Laboratori a cura dell’Associazione Culturale Art Inverso.

Sabato 21 aprile, presso l’Auditorium “G. Tebaldini”, alle 10 ci sarà la presentazione del libro Caro Sindaco, parliamo di biblioteche, con la presenza dell’autrice, Antonella Agnoli.

Come l’acqua, le biblioteche sono un indispensabile bene comune che Google non può sostituire. Una società civile ne ha bisogno perché nella crisi sono una risorsa per i cittadini, in particolare quelli più deboli, meno capaci di usare le tecnologie, in difficoltà con il lavoro. Sempre, esse sono una diga contro l’imbarbarimento, un’indispensabile infrastruttura democratica. Questo è il motivo per cui tutti i grandi paesi continuano a costruirne e se ne aprono molte perfino nell’Italia che non legge. Per questo, in un confronto aperto con il sindaco di San Benedetto del Tronto e altri  sindaci del comprensorio, l’autrice cercherà di spiegare come ciò possa avvenire anche in tempi di tagli di bilanci.

DAL 16 AL 20 APRILE LA BIBLIOTECA OSSERVERÀ ORARIO D’APERTURA CONTINUATO DALLE 9 ALLE 19

Manifesto XIV Settimana della Cultura

Letture animate in Biblioteca 

Inserito in Eventi, Iniziative | Etichette , , , | Lascia un commento

Una Biblioteca in evoluzione… 46 anni fa

Il prof. Gabriele Cavezzi, storico locale, presidente dell’Istituto di Ricerca delle Fonti per la Storia della Civiltà Marinara Picena di S. Benedetto del Tronto e direttore della rivista Cimbas, nostro assiduo e affezionato utente, durante le sue frequenti e attente ricerche si è imbattuto in un interessante articolo sulla Biblioteca di San Benedetto pubblicato nel n. 43 del 28 ottobre 1966 de La vedetta: settimanale di Montalto Ripatransone, di cui riportiamo qualche stralcio (il testo completo è consultabile presso la nostra emeroteca).

Potenziata la Biblioteca Comunale. Urge incoraggiare le iniziative dei giovani.

Nel corso di questi ultimi tempi la Biblioteca comunale ha subito un sensibile incremento per una serie di provvedimenti ad opera della Amministrazione comunale e di quella provinciale. È stato così possibile l’acquisto di una scaffalatura atta alla sistemazione di nuove opere di recente acquisto per cifre abbastanza consistenti, che è auspicabile possa avere un seguito, in un futuro piuttosto vicino al fine di consentire una sempre maggiore espansione culturale nella nostra popolazione. [...]

Oggi in Italia su oltre ottomila Comuni solo 550 hanno una biblioteca più o meno attrezzata ivi compresa quella di S. Benedetto [...].

Si comincia già ad avvertire il problema relativo a una sede più consona e adeguata rispetto a quella esistente, sita al piano terra del vecchio municipio di Piazza C. Battisti. Infatti così continua l’autore dell’articolo:

Dobbiamo però dire anche che occorre cominciare a preoccuparsi di una sede più rispondente alle accresciute esigenze di un numero di frequentatori sempre in aumento. Non si può infatti pensare che l’istituzione potrà continuare la sua esistenza in un ambiente così poco adatto come l’attuale, che, oltre ad essere troppo vicino ai rumori del traffico della strada nazionale Adriatica, è igienicamente poco rispondente.

Illuminate e all’avanguardia le parole pronunciate dall’allora bibliotecario Guido Cinciripini a tal riguardo:

La futura sede dovrà avere per lo meno tre sale di lettura, più accoglienti, riscaldate e ben areate; una sala per riunioni e dibattiti., essendo passate di moda le conferenze monologate; una sala con mezzi audiovisivi, tra cui un proiettore per documentari di vario genere; una sala per audizione, con corsi di lingue estere, brani teatrali e di poesia. Realizzata questa struttura di base, sarà possibile promuovere incontri e dibattiti tra le varie categorie sociali, non esclusa quella dei professionisti, che oggi sembra troppo isolata.

Dovrebbero essere incoraggiate le iniziative dei giovani, che potrebbero trovare proprio nella biblioteca comunale l’ambiente più idoneo e accogliente per la loro attività culturale.

Bisognerà aspettare il 1983 per la nuova sede di Via Piemonte e solo nel settembre del 2001 la biblioteca troverà la sua definitiva sistemazione attuale.

È interessante sottolineare come già a metà degli anni Sessanta il bibliotecario individui quelli che ancora oggi sono gli aspetti nevralgici di una biblioteca che si rispetti: idoneità degli spazi, disposizione all’acoglienza, integrazione di tutte le categorie sociali, attenzione verso ogni tipo di utenza e individuazione nei giovani del motore propulsivo di uno sviluppo culturale che crei cittadini consapevoli e responsabili.

 

Inserito in Storia e cultura locale | Etichette | Lascia un commento

Novecento Sommerso: percorsi di lettura e di confronto

L’Associazione culturale Artinverso propone una serie di laboratori di lettura su due grandi intellettuali sconosciuti al grande pubblico: Danilo Dolci e Amelia Rosselli, poeti ambedue, legati da profonda stima reciproca, diversi nello stile e negli interessi, ma non lontani nella visione del mondo, perché entrambi “voci fuori dal coro”, liberi da interessi di parte e di mestiere, poeti “puri”, non compresi, a volte fraintesi.

I laboratori sono rivolti a cittadini di ogni età e cultura, desiderosi di misurarsi su percorsi nuovi. Saranno coordinati dal prof. Saverio Ciarrocchi (per Danilo Dolci) e dalla prof.ssa Fernanda Cinaglia (per Amelia Rosselli).  

Gli incontri saranno tre per cisacun autore, ma potrebbero continuare su richiesta dei partecipanti e in base all’ interesse suscitato.

Il primo appuntamento preliminare si terrà giovedì 15 marzo alle 16.30 in Biblioteca, presso l’auletta multimediale al primo piano ed è finalizzato a valutare le esigenze dei partecipanti e a definire il calendario degli incontri successivi che si svolgeranno da marzo ad aprile con cadenza quindicinale.

Danilo Dolci, sociologo, chiamato il Gandhi dell’occidente, più volte proposto per il Nobel della pace, per il pensiero politico-sociale e il metodo nonviolento, di grande spessore etico-morale.

 

Amelia Rosselli, portatrice di una originale visione dell’arte e della poesia, personalità complessa, voce lucida e critica nel panorama intellettuale degli anni ’70-’80, scrive con una lingua ed una metrica originalissime e intriganti.

Inserito in Laboratori di lettura | Etichette , , | Lascia un commento

Storie di donne

 

La Dama con l'ermellino - dipinto a olio su tavola di Leonardo da Vinci (1488-1490)

Per il mese di marzo lo scaffale novità si arricchisce di una sezione tematica interamente dedicata alle donne.

Romanzi delle più grandi scrittrici di sempre (Doris Lessing, Grazia Deledda, Toni Morrison, Elsa Morante, Herta Muller, Arundhati Roy), volumi in versi di poetesse immortali quali Emily Dickinson, Sylvia Plath, Alda Merini, Antonia Pozzi.

Ma anche monografie su donne che sono state determinanti nella storia dell’umanità: Cleopatra, Giovanna d’Arco, Mata Hari, Anna Frank, Evita Perón, Rigoberta Menchu.

Pedagogiste, filosofe, religiose e donne di scienza: Ipazia, Marie Curie, Teresa di Calcutta, Simone Weil, Hannah Arendt, Maria Montessori, Simone de Beauvoir, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini.

Ritratti femminili che sono entrati nell’immaginario collettivo da uno schermo cinematografico, attraverso l’ascolto di voci uniche e inconfondibili o mediante l’osservazione di un dipinto: Marilyn Monroe, Maria Callas, Frieda Kahlo, Greta Garbo, Anna Magnani, Judy Garland, Billie Holiday, Rita Hayworth.

Voci e storie di donne che testimoniano un universo femminile ricco e denso di sfaccettature, fatto di sacrifici, rinunce, caparbietà, tenacia, determinazione.

Il nostro personale omaggio non poteva naturalmente tralasciare le donne delle nostre città e regione con alcuni volumi presenti nella Sezione di Storia e cultura locale: La donna sambenedettese: nella realtà sociale del territorio: primo trentennio del ’900 di Bice Rinaldi Piacentini, Donne delle Marche: il lavoro delle donne nelle foto di Emanuela Sforza, Donne sambenedettesi di Isa Tassi Marinangeli, (S)parliamo delle donne:…con simpatia e un pizzico di umorismo di Gabriele Nepi con disegni di Danilo Interlenghi.  

 

Immagine tratta da: http://digilander.libero.it/iseihwd/Paranza%20Samb.htm

GISA

Al ritorno della lampara, Gisa, / farà i dovuti scongiuri, sulle reti al sole / con Ave Maria, Pater Noster e maledizioni / condite con acqua sale e olio nella scodella / sbriccata del marito. / Ha una straordianaria forza terrosa / sangue trattenuto a stento / che pulsa nelle vene /di donna di mare / e maestrale.

da All’ombra dei melograni in fiore: storie di donne di Lea Ferranti (poetessa ascolana)

Inserito in Bibliografie | Etichette | Lascia un commento

Piogge di oggi e di…ieri

Le intense precipitazioni di questi giorni, con i considerevoli danni e i notevoli disagi provocati in città, ci hanno naturalmente riportato alla memoria le storiche alluvioni abbattutesi a San Benedetto del Tronto, delle quali si hanno preziose testimonianze dai periodici dell’epoca e dai  contributi degli storici locali.

La Vedetta, storico settimanale di Montalto – Ripatransone, nel n. 32 di domenica 25 ottobre 1970 riporta in prima pagina il seguente articolo di Filippo Miritello: Gli artigli dell’Albula…lasciano i segni. È la cronaca della devastante alluvione del 15 ottobre 1970, che sarà ricordato per molti anni dai Sambenedettesi come il giorno in cui una valanga di fango ricoprì una parte della città seminando danni, lutto e panico.

S. Benedetto del Tronto. Ponte sul fiume Albula. (Foto C. Baffoni)

Segue anche una cronistoria delle esondazioni dell’altrimenti pacifico torrente: Perché questa dell’Albula pur essendo una piena eccezionalissima, non è l’unica. Molte altre ne sono state registrate. La prima ad essere documentata risale al 1896. Anche in quell’occasione l’allora parte bassa del paese, dal palazzo comunale alla chiesa della Madonna della Marina fino al mare, tutto fu coperto da diversi centrimetri d’acqua e di mota.

Purtroppo ci fu anche una vittima travolta dalla violenza della piena, Carlo Fares, abitante in Via Montagna dei Fiori. Ingenti i danni provocati: Fino a tarda notte i sottopassaggi della linea ferroviaria, trasformati in veri e propri pantani, impediscono il transito alle auto. Intanto nella abitazioni, nelle botteghe invase dalle acque, salvato ben poco: quello che la fiumana non è riuscita a portar via giace nel fango: mobili, suppellettili, elettrodomestici, ecc. ecc. e i sacrifici di tante ore di lavoro spariti o immersi nella viscida poltiglia.

Dell’alluvione del ’70 si è occupato anche Ugo Marinageli in un recente articolo apparso su Riviera delle Palme n. 1 del gennaio-febbraio 2011 nel quale l’autore riporta stralci della “Relazione sommaria dei danni causati dal nubifragio” redatta dagli Uffici Comunali il 17 ottobre recante anche le indicazioni delle misure da prendere in seguito alla constatazione dei danni. Significativa la partecipazione della cittadinanza: alla tragedia seguirono una bella dimostrazione di solidarietà ed un opportuno e deciso intervento governativo per le opere poi compiute. 

 

 

Inserito in Storia e cultura locale | Etichette , | Lascia un commento